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Come leggere l’INCI di shampoo, creme e cosmetici: cosa puoi davvero capire dagli ingredienti

Quando scegli uno shampoo, un balsamo o un trattamento per il cuoio capelluto, probabilmente guardi prima il nome del prodotto, la promessa sulla confezione e gli ingredienti evidenziati sul fronte.

Ma c’è un’altra informazione che può dirti molto di più sulla formula: l’INCI.

INCI significa International Nomenclature of Cosmetic Ingredients ed è il sistema di denominazione utilizzato per identificare gli ingredienti cosmetici. Nell’Unione Europea, i cosmetici devono riportare in etichetta la lista degli ingredienti secondo la nomenclatura prevista dalla normativa. La Commissione Europea mette inoltre a disposizione CosIng, il database ufficiale che raccoglie le denominazioni comuni degli ingredienti cosmetici e numerose informazioni regolatorie e scientifiche.

Imparare a leggere un INCI non significa però imparare a memoria centinaia di nomi chimici.

Significa soprattutto capire:

  • quali ingredienti costituiscono la base del prodotto;
  • quali hanno funzione detergente;
  • quali condizionano e proteggono il capello;
  • quali contribuiscono all’idratazione;
  • quali sono conservanti;
  • quali sono profumi o allergeni;
  • quali ingredienti sono davvero interessanti per il tuo problema;
  • e soprattutto se la formula è coerente con le esigenze del tuo cuoio capelluto e dei tuoi capelli.

In questa guida vediamo come farlo passo dopo passo.

Cos’è l’INCI?

L’INCI è la lista degli ingredienti di un prodotto cosmetico.

Nel caso di uno shampoo, per esempio, potresti trovare una sequenza simile a:

Aqua, Sodium Coceth Sulfate, Cocamidopropyl Betaine, Glycerin, Sodium Chloride, Panthenol, Parfum…

A prima vista può sembrare una lista incomprensibile.

In realtà, seguendo alcune regole, è possibile ricavarne molte informazioni.

La cosa importante è non interpretare l’INCI come una semplice classifica degli ingredienti “buoni” e “cattivi”.

Un INCI non ti dice da solo se un prodotto è buono o cattivo.

Ti permette invece di capire come è stata costruita la formula e quali ingredienti sono presenti.

Come si legge l’ordine degli ingredienti nell’INCI?

Questa è probabilmente la prima regola da conoscere.

In generale, gli ingredienti cosmetici sono elencati in ordine decrescente di concentrazione fino alla soglia prevista dalla normativa; per gli ingredienti utilizzati a concentrazioni molto basse esistono regole specifiche che consentono maggiore flessibilità nell’ordine. Gli ingredienti coloranti, ad esempio, seguono regole particolari.

Questo significa che, leggendo l’inizio dell’INCI, puoi capire quali sostanze costituiscono principalmente la formula.

Un esempio

Immaginiamo uno shampoo con questo INCI:

Aqua, Sodium Laureth Sulfate, Cocamidopropyl Betaine, Glycerin, Panthenol, Parfum…

È ragionevole dedurre che:

  • l’acqua costituisce una parte importante della formula;
  • il sistema detergente è costruito principalmente attorno ai tensioattivi presenti all’inizio;
  • glicerina e pantenolo sono presenti più avanti;
  • profumo e altri componenti possono trovarsi a concentrazioni inferiori.

Ma attenzione a una semplificazione molto diffusa online:

“Se un ingrediente è dopo il quinto posto, allora non funziona.”

Non è una regola scientifica.

La posizione nell’INCI fornisce informazioni sulla presenza relativa, ma non permette di conoscere con precisione la percentuale di ogni ingrediente.

Inoltre, l’efficacia di un cosmetico non dipende semplicemente dalla quantità di un singolo ingrediente.

Conta la formula nel suo complesso.

INCI: naturale non significa automaticamente migliore

Uno degli errori più comuni quando si legge un INCI è dividere gli ingredienti in due categorie:

naturali = buoni

sintetici = cattivi

La realtà cosmetica è molto più complessa.

Un ingrediente di origine naturale può essere utile, ma può anche causare irritazione o sensibilizzazione.

Anche gli estratti botanici e le fragranze naturali possono essere responsabili di reazioni allergiche in soggetti predisposti. La letteratura dermatologica considera infatti profumi, conservanti e alcuni ingredienti botanici tra le possibili cause di dermatite allergica da contatto.

Allo stesso modo, un ingrediente di origine sintetica non è automaticamente aggressivo o pericoloso.

Il punto corretto da chiedersi non è:

“È naturale?”

ma:

“Che funzione svolge? A quale concentrazione viene utilizzato? È adatto al mio tipo di prodotto e alle mie esigenze?”

Le principali categorie di ingredienti di uno shampoo

categorie di ingredienti INCI di uno shampoo e come distinguere gli ingredienti

Per capire davvero un INCI, è molto più utile imparare a riconoscere le funzioni degli ingredienti.

Uno shampoo può contenere:

  1. acqua e solventi;
  2. tensioattivi detergenti;
  3. co-tensioattivi;
  4. umettanti;
  5. condizionanti;
  6. polimeri;
  7. oli e sostanze emollienti;
  8. estratti vegetali;
  9. principi funzionali;
  10. conservanti;
  11. regolatori di pH;
  12. profumi;
  13. coloranti;
  14. agenti che migliorano viscosità, stabilità e aspetto del prodotto.

Vediamoli.

1. Aqua: la base di moltissimi shampoo

Aqua, cioè acqua, è spesso il primo ingrediente di uno shampoo.

Non significa che il prodotto sia “annacquato”.

L’acqua è semplicemente il principale solvente di moltissime formulazioni cosmetiche.

Al suo interno vengono dispersi o solubilizzati numerosi altri ingredienti.

Per questo motivo, trovare Aqua al primo posto è assolutamente normale.

2. Tensioattivi: gli ingredienti che detergono il cuoio capelluto

Se stai leggendo l’INCI di uno shampoo, questa è una delle categorie più importanti.

I tensioattivi sono sostanze che aiutano a rimuovere:

  • sebo;
  • sudore;
  • residui cosmetici;
  • particelle di sporco;
  • residui di prodotti per lo styling.

Sono quindi fondamentali per la funzione detergente dello shampoo.

Tra i nomi che potresti incontrare troviamo, per esempio:

  • Sodium Laureth Sulfate
  • Sodium Lauryl Sulfate
  • Sodium Coceth Sulfate
  • Disodium Laureth Sulfosuccinate
  • Cocamidopropyl Betaine
  • Sodium Lauroyl Sarcosinate
  • Sodium Cocoyl Glutamate
  • Decyl Glucoside
  • Coco-Glucoside

Non bisogna però trasformare questa lista in una classifica dal “peggiore” al “migliore”.

SLS e SLES sono la stessa cosa?

No.

Sodium Lauryl Sulfate (SLS) e Sodium Laureth Sulfate (SLES) sono tensioattivi differenti.

Il termine “solfato” non significa automaticamente che uno shampoo sia aggressivo.

L’effetto detergente finale dipende dalla concentrazione dei tensioattivi, dalla combinazione utilizzata, dal tempo di contatto, dalla frequenza di utilizzo e dall’intera formulazione.

È noto che alcuni tensioattivi, tra cui SLS, possono essere utilizzati come modelli sperimentali di irritazione cutanea; tuttavia, non significa che ogni prodotto contenente SLS provochi irritazione. I prodotti cosmetici commerciali vengono formulati per essere utilizzabili sulla pelle e il comportamento del tensioattivo dipende dalla formulazione complessiva.

Quindi uno shampoo senza solfati è sempre migliore?

No.

Senza solfati” descrive una caratteristica della formula, non una garanzia universale di maggiore qualità.

Per una persona con capelli molto secchi o trattati chimicamente potrebbe essere interessante scegliere un sistema detergente più delicato.

Per una persona con cute molto grassa e grande accumulo di prodotti, invece, una detersione efficace può essere una caratteristica importante.

La domanda corretta è:

“Quanto deve detergere questo shampoo rispetto alle esigenze del mio cuoio capelluto?”

3. Umettanti: ingredienti che aiutano a trattenere l’acqua

Gli umettanti aiutano a mantenere l’idratazione della formula e possono contribuire alla sensazione di morbidezza.

Alcuni esempi sono:

  • Glycerin
  • Panthenol
  • Sorbitol
  • Propanediol
  • Butylene Glycol

La presenza di uno di questi ingredienti può essere interessante soprattutto nelle formule pensate per capelli secchi o disidratati.

Ma anche qui vale una regola importante:

un singolo ingrediente non determina da solo il risultato finale.

La performance dipende dalla combinazione di tutti i componenti.

4. Condizionanti: perché il capello può diventare più morbido

Dopo la detersione entrano in gioco gli ingredienti condizionanti.

Queste sostanze possono migliorare:

  • pettinabilità;
  • scorrevolezza;
  • morbidezza;
  • lucentezza;
  • sensazione al tatto;
  • riduzione dell’attrito tra le fibre.

Tra gli ingredienti che puoi incontrare ci sono diversi quaternari di ammonio, polimeri condizionanti e siliconi.

5. Siliconi: sono davvero dannosi per i capelli?

I siliconi sono probabilmente tra gli ingredienti più fraintesi nel mondo dell’haircare.

Tra i nomi che potresti incontrare ci sono:

  • Dimethicone
  • Amodimethicone
  • Dimethiconol
  • Cyclopentasiloxane
  • altri derivati siliconici.

I siliconi possono formare film sulla fibra capillare e contribuire a ridurre l’attrito, migliorare la pettinabilità, aumentare la lucentezza e proteggere il capello da alcuni stress meccanici e termici. Una revisione scientifica recente sulla loro funzione nell’haircare evidenzia proprio queste proprietà condizionanti e protettive.

Quindi i siliconi sono cattivi?

No.

È una semplificazione.

Un silicone può essere perfettamente funzionale all’obiettivo di un prodotto.

Il problema può essere, semmai, la compatibilità della formula con il tipo di capello e con la routine.

Alcuni siliconi poco solubili possono contribuire all’accumulo se utilizzati ripetutamente senza una detersione adeguata.

Ma questo non significa che:

silicone = capello rovinato.

Anzi, in determinate formulazioni il film condizionante può essere proprio ciò che migliora la sensazione e la protezione della fibra.

6. Oli e burri: nutrimento, emollienza e protezione

Nell’INCI potresti trovare:

  • Argania Spinosa Kernel Oil
  • Cocos Nucifera Oil
  • Olea Europaea Fruit Oil
  • Butyrospermum Parkii Butter
  • Prunus Amygdalus Dulcis Oil

Questi ingredienti possono svolgere funzioni emollienti e contribuire alla sensazione di morbidezza.

Ma anche qui bisogna evitare un errore comune:

“C’è l’olio di argan, quindi il prodotto è nutriente.”

Non necessariamente.

Per capire quanto sia centrale un ingrediente nella formula bisogna osservare la sua posizione nell’INCI e, soprattutto, considerare il tipo di prodotto.

Un olio presente in una maschera può avere un ruolo molto diverso dallo stesso olio presente in quantità minima in uno shampoo a risciacquo.

7. Estratti vegetali: quando il botanico è davvero interessante?

Gli estratti vegetali sono molto presenti nei cosmetici moderni.

Potresti trovare, per esempio:

  • Camellia Sinensis Leaf Extract — tè verde;
  • Urtica Dioica Leaf Extract — ortica;
  • Betula Alba Leaf Extract — betulla;
  • Humulus Lupulus Extract — luppolo;
  • Panax Ginseng Root Extract — ginseng;
  • Salvia Officinalis Leaf Extract — salvia.

Gli estratti botanici possono avere diverse funzioni cosmetiche, ma è importante non attribuire automaticamente loro proprietà terapeutiche.

La presenza di un estratto nell’INCI non dimostra da sola che il prodotto abbia un’efficacia clinica specifica.

Per valutare una promessa bisogna considerare:

  • quale estratto è stato utilizzato;
  • quale parte della pianta;
  • quale tipo di estrazione;
  • la concentrazione;
  • la formulazione;
  • il tempo di contatto;
  • eventuali studi sul prodotto finito.

Questo è particolarmente importante per prodotti destinati al cuoio capelluto.

Quando si parla di prodotti destinati alla cute, leggere l’INCI è solo uno degli aspetti da considerare. Anche il contesto in cui viene utilizzato il prodotto e l’equilibrio dell’ambiente cutaneo possono influenzare il modo in cui costruiamo una routine. Per approfondire questo aspetto, leggi la nostra guida completa allo Scalp Microbiome.

8. Principi funzionali: l’ingrediente da cercare dipende dal problema

Se il tuo obiettivo è prenderti cura del cuoio capelluto, non dovresti leggere l’INCI cercando semplicemente “l’ingrediente più famoso”.

Dovresti partire dal problema.

Cuoio capelluto grasso

La priorità è una detersione adeguata e una formula compatibile con le esigenze di una cute che tende a produrre sebo in eccesso e con la frequenza di lavaggio.

Non significa necessariamente scegliere lo shampoo più sgrassante possibile.

Una detersione eccessivamente aggressiva può infatti compromettere il comfort del cuoio capelluto in alcune persone. L’obiettivo dovrebbe essere piuttosto rimuovere sebo, impurità e residui senza stressare inutilmente la cute.

Forfora

La situazione è diversa.

La forfora è associata a cambiamenti della barriera cutanea e del microbioma del cuoio capelluto, con un ruolo importante delle specie di Malassezia. Studi recenti hanno osservato differenze nel microbioma e nella funzione barriera tra cuoio capelluto con e senza forfora.

In questo caso, quindi, non basta chiedersi:

“Questo shampoo purifica?”

È una delle prime domande da porsi quando si sceglie uno shampoo per il cuoio capelluto con forfora.

Ma una buona detersione non significa necessariamente sgrassare il più possibile.

Un prodotto pensato per la forfora dovrebbe aiutare a rimuovere sebo, impurità e residui, mantenendo al tempo stesso una detersione compatibile con l’equilibrio della cute. Per questo è importante guardare non solo ai tensioattivi, ma anche agli ingredienti funzionali presenti nella formula.

Cuoio capelluto sensibile

Qui la valutazione deve essere ancora più individuale.

Profumi, conservanti, tensioattivi e altri componenti possono contribuire a fenomeni di irritazione o sensibilizzazione in soggetti predisposti.

Se compaiono prurito persistente, bruciore, arrossamento o lesioni, non è sufficiente cambiare shampoo all’infinito: è opportuno rivolgersi a un dermatologo.

Quando invece la cute tende a essere secca, delicata o facilmente soggetta a sensazioni di discomfort, la scelta dello shampoo dovrebbe puntare soprattutto su una detersione rispettosa e su una formula che non lasci la cute e i capelli privati di comfort.

9. Conservanti: perché sono presenti nell’INCI?

Un altro errore molto diffuso è pensare:

“Se contiene conservanti, è un prodotto cattivo.”

In realtà, i conservanti svolgono una funzione fondamentale.

Un cosmetico contenente acqua può rappresentare un ambiente favorevole alla proliferazione microbica se non adeguatamente protetto.

Il sistema conservante serve quindi a mantenere il prodotto microbiologicamente sicuro durante il suo utilizzo.

Tra i conservanti che puoi incontrare ci sono:

  • Phenoxyethanol
  • Sodium Benzoate
  • Potassium Sorbate
  • Benzyl Alcohol
  • altri sistemi conservanti.

Il fatto che una sostanza abbia una funzione conservante non significa automaticamente che sia pericolosa.

La valutazione deve tenere conto della sostanza, della concentrazione, della modalità d’uso e della normativa applicabile.

10. Phenoxyethanol: bisogna evitarlo?

No, non esiste una regola generale secondo cui bisogna evitare il phenoxyethanol.

È un conservante ampiamente utilizzato nei cosmetici.

La questione importante è distinguere tra:

“un ingrediente può causare problemi in determinate condizioni”

e

“questo ingrediente è sempre dannoso”.

Sono due affermazioni completamente diverse.

La letteratura dermatologica mostra inoltre che i conservanti non hanno tutti lo stesso potenziale sensibilizzante: alcuni, come phenoxyethanol e parabeni, sono comuni e generalmente presentano un potere sensibilizzante relativamente basso rispetto a conservanti come MI/MCI.

11. Profumo e allergeni: cosa significa “Parfum”?

Nell’INCI puoi trovare:

Parfum o Fragrance.

Questa indicazione identifica la componente profumante secondo le regole di etichettatura applicabili.

Alcune sostanze profumanti allergeniche devono essere indicate separatamente quando superano determinate soglie previste dalla normativa.

Le soglie possono differire a seconda che il prodotto sia da risciacquo o da non risciacquo. La normativa europea stabilisce infatti specifici obblighi di dichiarazione per gli allergeni delle fragranze.

Tra i nomi che potresti incontrare ci sono:

  • Limonene
  • Linalool
  • Citral
  • Geraniol
  • Citronellol
  • Eugenol

Questo non significa che siano “ingredienti tossici”.

Significa che alcune persone possono sviluppare una sensibilizzazione nei loro confronti.

La dermatite allergica da contatto associata ai cosmetici coinvolge frequentemente profumi e conservanti, e i prodotti per capelli possono essere una fonte di esposizione rilevante.

12. “Senza profumo” è sempre meglio?

Non necessariamente.

Per una persona che non presenta sensibilità alle fragranze, il profumo può semplicemente avere una funzione sensoriale.

Per una persona con dermatite da contatto o sensibilità nota alle fragranze, invece, scegliere prodotti privi degli allergeni rilevanti può essere importante.

Quindi anche in questo caso la domanda corretta non è:

“Il profumo è cattivo?”

ma:

“È compatibile con le esigenze della mia pelle?”

13. Il pH: perché è importante per cuoio capelluto e capelli?

Il pH è un altro elemento importante della formulazione, anche se normalmente non compare nell’INCI.

La lista degli ingredienti ti dice cosa contiene il prodotto.

Non ti dice necessariamente a quale pH è stato formulato.

Questo è un ottimo esempio del motivo per cui l’INCI non può essere utilizzato da solo per giudicare un cosmetico.

Un prodotto per capelli deve essere valutato considerando anche:

  • pH;
  • sistema detergente;
  • concentrazione degli ingredienti;
  • interazioni tra componenti;
  • modalità di utilizzo;
  • frequenza di applicazione.

14. Come capire se uno shampoo è aggressivo?

Non cercare un singolo ingrediente “aggressivo”.

È molto più utile osservare l’intero sistema detergente.

Per esempio, uno shampoo può contenere un tensioattivo anionico efficace insieme a tensioattivi anfoteri, umettanti, condizionanti e altri ingredienti che contribuiscono al comportamento complessivo della formula.

Per questo motivo due shampoo che contengono entrambi lo stesso tensioattivo possono avere un’esperienza d’uso molto diversa.

La sensibilità del cuoio capelluto è inoltre individuale.

Uno studio sperimentale sulla risposta cutanea ai tensioattivi mostra proprio che l’irritazione dipende dal prodotto e dal sistema formulativo, non soltanto dalla presenza astratta di un determinato tensioattivo.

La vera domanda: questo INCI è coerente con il prodotto che sto cercando?

Leggere un INCI non significa trovare l’ingrediente “perfetto”, ma capire se la formula è coerente con il tipo di prodotto e con l’esigenza che vuoi soddisfare.

Per esempio, se cerchi una crema viso leggera per una pelle giovane, non ha molto senso concentrarti soltanto sulla presenza di un singolo ingrediente naturale in etichetta. È più utile osservare l’insieme della formula e chiederti se contiene una combinazione di ingredienti coerente con l’idratazione, la sensazione sulla pelle e il tipo di utilizzo che cerchi.

Un ingrediente come l’aloe può contribuire alla caratterizzazione di una formula, ma la presenza di Aloe Barbadensis Leaf Juice da sola non permette di stabilire quanto una crema sia idratante o adatta alla propria pelle. Contano anche gli umettanti, gli emollienti, la struttura complessiva della formula e la sensazione che il prodotto lascia dopo l’applicazione.

Se stai cercando una formula pensata per un’idratazione quotidiana senza una texture troppo pesante, puoi approfondire le caratteristiche di questa crema idratante leggera all’aloe vera.

Leggere l’INCI è uno strumento utile per capire meglio la composizione di un cosmetico, ma non basta da solo per stabilire se un prodotto sia adatto a te. La scelta dovrebbe partire dall’esigenza concreta, dal tipo di prodotto e dalla coerenza dell’intera formula.

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