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Capelli che si bagnano subito o non si asciugano mai? Il ruolo della porosità dei Capelli

Hai mai notato che alcuni capelli sembrano assorbire immediatamente l’acqua mentre altri, anche dopo essere stati sotto la doccia, sembrano rimanere umidi in superficie? Oppure che alcune chiome si asciugano molto velocemente, mentre altre richiedono molto più tempo?

Queste differenze non dipendono necessariamente soltanto dal tipo di capello. A influenzarle contribuiscono anche la struttura della fibra, le condizioni della cuticola, i trattamenti subiti e il modo in cui acqua e altre sostanze interagiscono con il fusto.

È qui che entra in gioco la porosità dei capelli, un termine molto utilizzato nel mondo dell’hair care, ma spesso semplificato nella classificazione “bassa, media o alta porosità”.

In realtà, la fibra capillare è una struttura molto più complessa. Comprendere come l’acqua entra, si distribuisce e viene persa dal capello può aiutare a interpretare meglio alcuni comportamenti quotidiani della chioma e, soprattutto, a costruire una routine più coerente con le sue reali condizioni.

Che cosa significa davvero “porosità dei capelli”?

La porosità descrive, in termini generali, la capacità della fibra capillare di permettere l’ingresso e il movimento di fluidi e altre sostanze nella sua struttura.

Il capello è costituito principalmente da cheratina e presenta una struttura organizzata in diverse regioni. La parte esterna è la cuticola, formata da cellule sovrapposte che proteggono gli strati sottostanti; all’interno si trova principalmente la corteccia, responsabile di gran parte delle proprietà meccaniche della fibra. Tra le diverse strutture sono presenti regioni che possono rappresentare vie di diffusione per acqua e altre molecole.

Per questo motivo è più corretto pensare alla porosità come a una proprietà fisica della fibra piuttosto che come a una semplice “capacità di bere acqua”.

La fibra capillare, infatti, è naturalmente porosa. Il problema non è quindi stabilire se un capello sia o non sia poroso, ma comprendere quanto la sua struttura permetta il passaggio e la distribuzione di acqua e altre sostanze e come questa caratteristica cambi in funzione delle condizioni della fibra.

La ricerca più recente conferma proprio questo approccio. Uno studio pubblicato nel 2025 su Cosmetics ha analizzato la porosità di capelli testurizzati sottoposti a decolorazione, lavaggi, asciugatura, spazzolatura e utilizzo di piastra. Gli autori hanno rilevato modificazioni della permeabilità all’acqua e della superficie della fibra associate ai processi di danno chimico e fisico.

La porosità, quindi, non deve essere considerata necessariamente una caratteristica immutabile.

Capelli che si bagnano subito: significa che sono molto porosi?

Non necessariamente.

È una delle semplificazioni più comuni quando si parla di porosità dei capelli: “se l’acqua entra subito, il capello è ad alta porosità”. Nella realtà, la velocità con cui una chioma si bagna non è sufficiente, da sola, per determinare con precisione la porosità della fibra.

Il comportamento dell’acqua dipende dalla struttura complessiva del capello e dalle condizioni della sua superficie. La cuticola, i lipidi superficiali, il grado di danneggiamento, la presenza di trattamenti cosmetici e la struttura interna possono influenzare l’interazione con l’acqua.

La ricerca ha osservato direttamente il processo di ingresso dell’acqua nella fibra. Uno studio del 2022, utilizzando la microscopia a infrarossi, ha visualizzato temporalmente e spazialmente l’assorbimento dell’acqua nei capelli umani.

Anche un precedente studio basato sulla diffusione neutronica ha mostrato che l’acqua non si distribuisce semplicemente “dentro o fuori” dal capello, ma interessa differenti regioni morfologiche della fibra. Alcune di queste sono associate a fenomeni di rigonfiamento più evidenti.

Per questo motivo, osservare quanto rapidamente una ciocca si bagna può essere interessante come segnale da osservare, ma non dovrebbe essere trasformato in una diagnosi precisa della porosità.

Lo stesso vale per un altro luogo comune: capelli che si asciugano rapidamente non sono automaticamente più porosi, così come capelli che rimangono bagnati a lungo non sono necessariamente meno porosi.

Il tempo di asciugatura dipende da numerosi fattori, tra cui quantità di acqua presente, diametro e densità della fibra, lunghezza, forma del capello, ambiente e modalità di asciugatura.

Perché alcuni capelli trattengono l’acqua più a lungo?

Qui è importante distinguere due fenomeni che vengono spesso confusi: assorbimento e ritenzione.

Il fatto che una fibra permetta all’acqua di entrare non significa automaticamente che la trattenga a lungo. Allo stesso modo, una fibra che appare meno facilmente bagnabile in superficie non è necessariamente incapace di interagire con l’acqua al suo interno.

Quando il capello viene idratato, l’acqua interagisce con la sua struttura e può provocare un rigonfiamento della fibra. La letteratura descrive infatti il capello come una struttura capace di modificare il proprio comportamento fisico in funzione del contenuto d’acqua.

Questo fenomeno diventa particolarmente interessante quando l’esposizione all’acqua viene ripetuta continuamente. Il capello attraversa infatti numerosi cicli di bagnatura e asciugatura durante la propria vita. Quando la fibra è danneggiata, questi cambiamenti possono avere conseguenze maggiori sulla sua struttura e sulla sua resistenza.

La superficie del capello svolge un ruolo fondamentale. La cuticola e il suo rivestimento lipidico contribuiscono alle proprietà superficiali della fibra e alla sua interazione con l’acqua. Trattamenti chimici e altre forme di usura possono modificare queste caratteristiche, rendendo la fibra più idrofila e alterandone il comportamento.

Questo aiuta a spiegare perché un capello trattato, decolorato o sottoposto frequentemente a calore possa comportarsi in maniera diversa rispetto a una fibra non trattata.

Capelli porosi e capelli secchi sono la stessa cosa?

No. Porosità e secchezza possono essere correlate, ma non sono sinonimi.

La porosità riguarda le proprietà strutturali della fibra e il modo in cui acqua e altre sostanze possono interagire con essa.

La secchezza, invece, descrive una condizione cosmetica percepita e può manifestarsi attraverso sensazioni e caratteristiche come ruvidità, opacità, difficoltà nel districare, crespo o perdita di morbidezza.

Un capello può quindi apparire secco senza che sia corretto attribuire tutto il problema alla sua porosità. Allo stesso modo, parlare di una fibra più porosa non significa automaticamente che il capello sia “secco”.

La situazione è ancora più complessa perché i trattamenti che danneggiano la cuticola possono contemporaneamente modificare la permeabilità della fibra, la sua superficie, la capacità di trattenere alcune sostanze e le sue proprietà meccaniche. La decolorazione, per esempio, può provocare alterazioni strutturali importanti della fibra.

Per questo è più utile osservare il capello nel suo insieme, invece di cercare di attribuirgli una sola etichetta.

Come prendersi cura dei capelli in base alla loro condizione

Una routine efficace non dovrebbe partire dalla domanda “qual è la mia porosità?”, ma da una domanda più concreta: in che condizioni sono oggi i miei capelli?

Una fibra naturale e poco trattata ha esigenze diverse rispetto a una fibra decolorata, sottoposta frequentemente a strumenti termici o esposta a ripetute sollecitazioni meccaniche.

La ricerca sui cosmetici per capelli mostra che condizionanti, oli, polimeri e altri ingredienti possono intervenire soprattutto sulla superficie della fibra, migliorandone scorrevolezza, pettinabilità, morbidezza e riducendo attrito e crespo.

Questo significa che prendersi cura di un capello non equivale necessariamente a “far entrare più idratazione”. A volte l’obiettivo cosmetico può essere migliorare il condizionamento, ridurre l’attrito durante la pettinatura o proteggere la superficie della fibra dalle sollecitazioni quotidiane.

Quando i capelli appaiono secchi e ruvidi

Per capelli che appaiono secchi, ruvidi o difficili da gestire, una Maschera disciplinante all’Olio di cocco ↗️ può inserirsi naturalmente in una routine orientata al condizionamento della fibra. La formulazione contiene olio di cocco, proteine della seta e glicerina vegetale ed è destinata dal produttore ai capelli secchi, stressati o danneggiati.

L’interesse per l’olio di cocco, inoltre, non nasce soltanto dal marketing cosmetico. Uno studio pubblicato sul Journal of Cosmetic Science ha confrontato olio minerale, olio di girasole e olio di cocco e ha osservato una riduzione della perdita proteica con l’olio di cocco, utilizzato prima o dopo il lavaggio, sia su capelli danneggiati sia non danneggiati.

Un altro studio ha osservato, attraverso la spettrometria di massa, che l’olio di cocco può penetrare nel fusto del capello, a differenza dell’olio minerale. Gli autori hanno collegato questa caratteristica anche alla limitazione del rigonfiamento e del restringimento ripetuti della fibra, fenomeno associato alla cosiddetta fatica igroscopica o hygral fatigue.

È importante però fare una distinzione: questi studi riguardano l’olio di cocco come ingrediente e non dimostrano automaticamente gli effetti della specifica formulazione cosmetica.

Migliorare la luminosità e gestione del crespo

Quando invece l’esigenza principale è migliorare la sensazione superficiale, la pettinabilità, la luminosità e la gestione del crespo, possono essere utili prodotti leave-in formulati per lavorare sulla superficie della fibra. I Cristalli liquidi illuminanti ↗️ a base di Argan, Macadamia e Semi di lino, per esempio, contengono dimethicone, dimethiconol e oli vegetali e sono indicati dal produttore per l’applicazione sulle lunghezze e sulle punte, sia su capelli umidi sia asciutti.

Il ruolo di prodotti di questo tipo è interessante proprio perché condizionare non significa semplicemente idratare. I siliconi e altri agenti condizionanti possono depositarsi sulla superficie del capello, ridurre l’attrito e migliorare la pettinabilità e la sensazione cosmetica della fibra.

Anche la fase di detersione merita attenzione. Un Olio lavante all’Olio di oliva ↗️ può essere inserito in una routine quando si desidera una modalità di lavaggio diversa rispetto a uno shampoo tradizionale.

La scelta non dovrebbe però essere fatta sulla base della sola parola “porosità”. La detersione deve essere adeguata alle esigenze della cute e della fibra, mentre la fase condizionante dovrebbe essere modulata in funzione dello stato delle lunghezze.

In definitiva, la porosità può essere una chiave interessante per comprendere il comportamento dei capelli, ma non dovrebbe diventare una nuova etichetta da cui dipende tutta la routine.

Il capello cambia. La sua superficie cambia. I trattamenti cambiano. E anche le esigenze possono cambiare nel tempo.

Per questo, più che chiedersi “che tipo di porosità ho?”, è spesso più utile imparare a osservare come si comporta la propria fibra e come reagisce alla routine.

La vera personalizzazione dell’hair care comincia proprio da qui.

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Fonti

  1. Fuse N., Matsui M., Matsue Y. (2022) — Temporal and spatial visualization of water uptake into human hair studied by infrared microscopy
    PubMed
  2. Kamath Y. K., Murthy N. S., Ramaprasad R. (2014) — Preliminary analysis of the distribution of water in human hair by small-angle neutron scattering
    PubMed
  3. Mantuan Gasparin R., Botelho Lourenço C., Ricci Leonardi G. (2025) — Porosity and Resistance of Textured Hair: Assessing Chemical and Physical Damage Under Consumer-Relevant Conditions
    Cosmetics
  4. Breakspear S., Ivanov D. A., Noecker B., Popescu C., Rosenthal M. (2022) — Cuticle – Designed by nature for the sake of the hair
    PubMed
  5. Gavazzoni Dias M. F. R. (2015) — Hair Cosmetics: An Overview
    PMC
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