Scopri come funziona davvero la barriera cutanea del cuoio capelluto. Approfondisci il ruolo del film idrolipidico, delle ceramidi, del pH, della TEWL e del microbioma nel mantenere la cute sana, protetta ed equilibrata.
Dietro il film idrolipidico c’è un sistema molto più complesso di quanto sembri
Quando si parla di film idrolipidico si tende spesso a immaginare una semplice pellicola composta da acqua e sebo. In realtà rappresenta soltanto la parte più esterna di un sistema biologico estremamente sofisticato, chiamato barriera cutanea.
Per capire perché alcuni cuoi capelluti diventano facilmente sensibili, grassi o soggetti a desquamazione bisogna osservare ciò che accade anche negli strati immediatamente sottostanti.
La ricerca degli ultimi anni mostra chiaramente che il benessere del cuoio capelluto dipende dall’interazione continua tra film idrolipidico, strato corneo, lipidi epidermici, microbioma e pH cutaneo. Se uno di questi elementi perde il proprio equilibrio, anche tutti gli altri tendono progressivamente ad alterarsi.
Lo strato corneo: il “muro” che protegge il cuoio capelluto


In dermatologia viene spesso utilizzata una metafora molto efficace.
Lo strato corneo può essere immaginato come un muro.
I corneociti rappresentano i mattoni, mentre i lipidi epidermici costituiscono il cemento che tiene unita l’intera struttura.
Questo “cemento biologico” è formato principalmente da:
- ceramidi;
- colesterolo;
- acidi grassi liberi.
Quando questi lipidi sono presenti nelle giuste proporzioni, la barriera rimane compatta e limita sia la perdita di acqua sia l’ingresso di sostanze irritanti. Se invece la loro organizzazione viene alterata, aumentano la permeabilità cutanea e la sensibilità della cute. È un meccanismo ben documentato nella ricerca sulla funzione barriera.
Per questo motivo oggi la cosmetologia non valuta un detergente soltanto in base alla sua capacità di pulire, ma anche al suo impatto sull’integrità dei lipidi epidermici.
Le ceramidi: protagoniste silenziose della barriera cutanea
Tra tutti i lipidi presenti nello strato corneo, le ceramidi meritano un’attenzione particolare.
Costituiscono circa il 50% dei lipidi intercellulari e sono fondamentali per mantenere compatta la struttura della barriera epidermica. Insieme al colesterolo e agli acidi grassi liberi formano delle strutture lamellari che impediscono all’acqua di evaporare troppo rapidamente e ostacolano la penetrazione di sostanze irritanti.
Diversi studi hanno osservato che una riduzione quantitativa o qualitativa delle ceramidi è associata a un aumento della fragilità della barriera cutanea e a una maggiore predisposizione a irritazione e infiammazione. Questo non significa che ogni problema del cuoio capelluto dipenda dalla carenza di ceramidi, ma spiega perché preservare la barriera sia spesso più efficace che cercare di “sgrassare” continuamente la cute.
TEWL: il parametro che misura quanto la barriera sta funzionando


Uno dei parametri più utilizzati nella ricerca dermatologica è la TEWL (Transepidermal Water Loss), cioè la perdita d’acqua transepidermica.
Non indica quanta acqua beviamo, ma quanta umidità evapora passivamente attraverso la pelle.
Una barriera integra limita questa perdita.
Quando invece il film idrolipidico e lo strato corneo risultano compromessi, la TEWL aumenta. La cute tende quindi a disidratarsi più facilmente, diventa meno elastica e più vulnerabile agli agenti esterni. Per questo motivo un aumento della TEWL è considerato uno dei principali indicatori di una barriera cutanea alterata.
Dal punto di vista pratico non possiamo misurare la TEWL a casa senza strumenti specifici, ma alcuni segnali possono suggerire che la barriera stia perdendo efficienza:
- sensazione di pelle che tira dopo lo shampoo;
- prurito senza lesioni evidenti;
- cute che alterna secchezza ed eccesso di sebo;
- maggiore sensibilità ai prodotti normalmente ben tollerati.
L’acid mantle: perché il pH protegge anche il microbioma
Un altro concetto fondamentale è quello di acid mantle, spesso tradotto come mantello acido della pelle.
Si tratta dell’ambiente leggermente acido presente sulla superficie cutanea, mantenuto proprio dal film idrolipidico.
Nel cuoio capelluto questo microambiente svolge numerose funzioni:
- favorisce il corretto funzionamento degli enzimi coinvolti nel rinnovamento dello strato corneo;
- contribuisce all’organizzazione dei lipidi epidermici;
- limita la crescita di microrganismi opportunisti;
- sostiene l’equilibrio del microbioma residente.
Le più recenti review dermatologiche evidenziano come alterazioni persistenti del pH possano modificare sia la stabilità della barriera sia la composizione del microbioma, aumentando la predisposizione a irritazione e infiammazione.
È anche per questo motivo che uno shampoo estremamente alcalino, utilizzato frequentemente, può risultare più aggressivo rispetto a una formulazione progettata per rispettare il fisiologico equilibrio della cute.
Il microbioma non va “eliminato”, ma mantenuto in equilibrio
Negli ultimi anni il microbioma è diventato uno degli argomenti più discussi nel settore Hair Care.
Vale però la pena chiarire un punto importante.
L’obiettivo non è sterilizzare il cuoio capelluto.
Sulla nostra pelle convivono naturalmente batteri, lieviti e altri microrganismi che partecipano al mantenimento della barriera cutanea. Il problema nasce quando questo ecosistema perde il proprio equilibrio, una condizione chiamata disbiosi.
Nel caso della forfora e della dermatite seborroica, ad esempio, le ricerche mostrano come alterazioni della barriera, aumento della TEWL, riduzione dei lipidi epidermici e cambiamenti del microbioma tendano a verificarsi contemporaneamente. Non si tratta quindi di un unico fattore, ma dell’interazione tra più meccanismi biologici.
Per questo oggi i cosmetici più moderni non cercano semplicemente di eliminare il sebo, ma di detergere rispettando il più possibile l’equilibrio fisiologico del cuoio capelluto.
Cosa significa davvero “riparare la barriera cutanea”
Nel linguaggio del marketing si sente spesso parlare di prodotti che “riparano la barriera cutanea”.
Dal punto di vista scientifico è più corretto parlare di supporto alla funzione barriera.
Un cosmetico, infatti, non ricostruisce una barriera danneggiata come farebbe un tessuto nuovo, ma può contribuire a creare condizioni favorevoli affinché la pelle ripristini più efficacemente le proprie funzioni fisiologiche.
Le linee guida cosmetologiche più recenti convergono su alcuni principi condivisi:
- detergere senza impoverire eccessivamente il film idrolipidico;
- rispettare il pH fisiologico della cute;
- evitare una rimozione eccessiva dei lipidi superficiali;
- limitare gli stimoli irritanti ripetuti;
- preservare l’equilibrio del microbioma invece di cercare di eliminarlo completamente.
Questi principi sono particolarmente importanti nelle persone con cute sensibile, cute reattiva, forfora ricorrente o eccessiva produzione di sebo, perché aiutano a interrompere quel circolo vizioso in cui una barriera indebolita porta a maggiore irritazione, che a sua volta compromette ulteriormente la barriera stessa.
Dalla teoria alla tua routine
Comprendere come funziona la barriera cutanea significa guardare il cuoio capelluto con una prospettiva diversa. Non si tratta semplicemente di detergere o eliminare il sebo, ma di rispettare un equilibrio biologico complesso in cui film idrolipidico, pH, lipidi epidermici e microbioma lavorano insieme per mantenere la cute in salute.
Per questo motivo, nella scelta dei cosmetici è importante privilegiare formulazioni che detergano delicatamente, rispettino il fisiologico equilibrio del cuoio capelluto e contribuiscano a preservarne la funzione barriera.
In Natù sviluppiamo ogni trattamento partendo proprio da questo principio: aiutare la cute a mantenere il suo equilibrio fisiologico attraverso routine mirate e una detersione delicata.
Se desideri approfondire questo approccio, scopri la collezione Natù dedicata alla salute del cuoio capelluto: troverai trattamenti pre-shampoo, shampoo specifici e soluzioni pensate per accompagnare la tua routine quotidiana naturale nel rispetto della barriera cutanea e del microbioma.
Bibliografia
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